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Enrico Onofri

DIRETTORE PRINCIPALE DELLA FILARMONICA ARTURO TOSCANINI

Enrico Onofri

Diapason d’Or de l’annue 2020

Al disco “Into Nature” del maestro Enrico Onofri alla guida dell’Imaginarium Ensemble, arriva il riconoscimento, per il secondo anno consecutivo, del Diapason d’Or de l’annue 2020 il massimo riconoscimento della critica giornalistica francese.

In questo disco Onofri realizza un tributo a Madre Natura, al suo potere salvifico e di ispirazioni che evocano suoni, immagini, profumi, sapori e sensazioni. La musica che accompagna “Le Stagioni” in quest’album rientra nel repertorio strumentale italiano del XVII secolo e offre una collezione di gemme che apre la strada al capolavoro di Vivaldi. Questa la motivazione del conferimento del premio.

“Sono particolarmente felice di questo riconoscimento, che arriva due mesi dopo la mia nomina a Parma – ha commentato Enrico Onofri – Due momenti molto significativi della mia carriera di direttore d’orchestra, che alleviano un po’ lo sconforto per questo funesto 2020 e che infondono speranza per un futuro diverso della nostra arte”.

Con un gesto non impositivo, alla ricerca di un’identità attraverso lo studio cameristico del grande repertorio classico

«Il lavoro con un’orchestra sinfonica di ambito moderno, come la Filarmonica Arturo Toscanini, è auspicabile che si sviluppi attraverso lo studio e l’approfondimento della prassi dell’epoca su tutto il repertorio dal tardo barocco per arrivare fino al ventesimo secolo, momento in cui avviene il vero grande cambio stilistico. Tale modalità non deve però ridursi a una visione puramente museale, essendo la musica un’arte viva, in continuo divenire, che deve poterci toccare in profondità. Di questo spirito si deve permeare la comunicazione e l’impostazione del rapporto con e tra i musicisti.

Desidero dare al lavoro un senso progettuale in cui possa ritrovare quei percorsi e quei valori costruiti nel corso di esperienze passate quali concertmeister de La Capilla Real di Jordi Savall, membro del Concentus Musicus Wien di Nikolaus Harnoncourt, concertmeister e solista de Il Giardino Armonico, e degli anni di lavoro all’estero come direttore di tante orchestre sia storicamente informate sia moderne. Vi rientra appieno la formazione cameristica ricevuta frequentando la scuola violinistica di Carlo De Martini, il migliore allievo italiano di Sándor Végh, dal quale ho ereditato un’impostazione in linea con la tradizione cameristica mitteleuropea, da Haydn a Bartók, che negli anni ha contribuito in modo determinante a formare la mia personalità di musicista.

Ritengo che l’orchestra – per quanto grande sia – vada concepita in senso cameristico, per dare quella flessibilità e quel tipo di espressione che ancora a inizio del ventesimo secolo caratterizzava le orchestre sinfoniche, imponendo così al direttore una comunicazione complessa e sottile, quasi avesse davanti un grande ensemble da camera: l’orchestra, infatti, deve poter reagire come una sorta di “quartetto allargato”. Su questa base, l’approccio, la partecipazione e l’energia profuse dai professori sono quelle richieste dalla musica da camera: così è da intendere a mio avviso lo studio del repertorio sinfonico, anche quello più tardo che richiede un’orchestra più numerosa.

Il direttore, in conformità con tale impostazione, assume un ruolo solo parzialmente impositivo: dopo un minuzioso lavoro sulle partiture, di fronte all’orchestra svolge piuttosto la funzione di coordinatore di movimenti e gesti, regista di uno spettacolo teatrale sonoro. Insomma, seppur chiamato alla grande e solitaria responsabilità dell’ideare un’interpretazione, il direttore di oggi dev’essere un organizzatore di gesti strumentali ed emotivi volti all’espressione di precise scelte. In tal modo il coinvolgimento personale dei musicisti diventa essenziale, e il direttore deve gestirlo in una sorta di reciproca osmosi: durante la prova attraverso lo scavo della partitura, durante lo spettacolo attraverso il gesto e il respiro, annodando i fili invisibili del suonare insieme.

Il lavoro pratico verte, come dicevo, in parte sulla musica tardo-barocca (Bach, Händel, ecc.), ma in particolare sul repertorio fondamentale per un’orchestra, quello del classicismo e del primo romanticismo, la sua profonda relazione con l’opera, il belcanto, la voce. Vorrei insistere su questo repertorio, proponendo all’orchestra e al pubblico Haydn, Mozart, Beethoven, Mendelssohn, Schubert, Rossini, ma anche i loro contemporanei considerati “minori”, fino a quei grandi compositori del pieno romanticismo che continuano la tradizione classica. Vorrei considerare inoltre il sentiero ininterrotto del classicismo che continua nel ‘900, da vedere come un repertorio chiave per una visione più ampia delle prassi esecutive e delle loro potenzialità espressive.

Il direttore deve arrivare al giorno della prima prova con un’idea minuziosamente definita della composizione per quanto riguarda le articolazioni, le dinamiche, il fraseggio, l’accentuazione e il “senso” di ciascuna linea della partitura, ma poi è attraverso il lavoro artigianale con i professori dell’orchestra che quei dettagli si fonderanno e prenderanno corpo, in sinergia con le peculiarità proprie dei musicisti stessi. Alla fine sarà un’interpretazione ottenuta “di concerto”, che tiene conto delle potenzialità di ciascun musicista, plasmando così con il tempo un suono caratteristico e quindi l’identità dell’orchestra.»

ENRICO ONOFRI è:
Direttore Principale della Filarmonica Arturo Toscanini
Direttore Ospite Principale, Haydn Philharmonie
D
irettore Musicale, Academia Montis Regalis
Direttore Ospite Principale, Orquesta Barroca de Sevilla
Direttore in Residence, Bochumer Symphoniker
Fondatore e Direttore, IMAGINARIUM