e
Fondazione Nazionale della Danza/Aterballetto e La Toscanini
presentano

The other side

una nuova (video)creazione coreografica e musicale
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Prende vita un progetto importante di collaborazione della nostra realtà con altre prestigiose istituzioni della Regione Emilia-Romagna: Fondazione Nazionale della Danza/Aterballetto, con la quale coprodurremo una inedita (video)creazione coreografica e musicale, realizzata con il sostegno di Collezione Maramotti e la collaborazione con Ravenna Festival.

La creazione di nuove sinergie ha per noi come obiettivo, in questo periodo di forzata interruzione dell’attività di spettacolo dal vivo, il ripensare al fare musica e al collaborare con altre forme d’arte in modo nuovo, abbattendo le distanze fisiche attraverso la condivisione di idee e prospettive inedite.

“L’occasione di collaborare con la Fondazione Nazionale della Danza – Aterballetto è capitata in un momento particolare, anche se l’idea di farlo, a lungo raggio, era già stata avviata mesi prima. La congiuntura che ci ha però costretti, in chiusura forzata, ha fatto emergere una meravigliosa idea comune sulla quale è nata una sintonia. Il progetto, carico di forza e originalità, mette in gioco energie creative in senso stretto. Insieme alla compagnia di danza partecipano tre nostri magnifici musicisti per un lavoro i cui contenuti riescano a stare dentro la nostra quotidianità e a raccontarne tutta la tensione di cui sono carichi questi giorni. Sono l’eccellente pianista Orazio Sciortino, la spalla della Filarmonica Mihaela Costea e il primo violoncello Pietro Nappi, ai quali sono davvero grato per aver accolto con entusiasmo e compreso l’originale progetto.
In queste terribili giornate siamo separati, ma anche vicini, congiunti e solidali: ciò viene raccontato dai corpi dei danzatori, mentre i nostri musicisti lo fanno attraverso le creazioni di Beethoven, compositore che non è stato scelto a caso e non soltanto perché quest’anno ricorrono i 250 anni dalla nascita. Beethoven è un autore legato alla sua personale resistenza, al dolore, alle avversità. Un uomo che avvertiva le tensioni del vivere quotidiano e le ha impresse nella musica e certamente essa racconta del suo indomito spirito in rappresentanza di un’umanità che non si piega ma lotta in nome di una precisa idea di libertà.
Questa coreografia, figlia di questo tempo che costituisce l’occasione di incontro fra due storiche istituzioni culturali amiche, oltre l’omaggio a Beethoven, presenta in chiusura anche la musica di Fabio Massimo Capogrosso (nostro compositore in residenza per questa Stagione) con un’opera appositamente pensata. In tempo di epidemia, pur avvertendo il senso di isolamento, la nuova creazione accoglie per poi sprigionare una forte tensione che si trasforma nella tensione armonica di un’anima chiamata a trovare e a trovarsi con tutte le altre voci coinvolte: musicisti, danzatori e pubblico.”
Alberto TriolaSovrintendente e Direttore artistico – La Toscanini
Mihaela Costea – violino
Mihaela Costea – violino

Come restare uniti? Come rimanere “insieme” anche durante questa imprescindibile separazione?

Il progetto parte da questi interrogativi, dalla voglia di costruire un’opera che unisca il linguaggio dei corpi, quello della musica, e quello audiovisivo per restituire agli occhi di chi guarda quell’idea di insieme – di essere insieme e di essere un insieme, un tutto vivo superiore alla somma dei suoi componenti –alla quale aneliamo.

Punto di partenza di tutto il progetto è un’immagine semplice. Un muro, che separa due stanze. Un muro, che separa due persone: due esseri umani in due stanze attigue ma non comunicanti, se non per quello stesso muro che le divide. Due esseri umani vicinissimi eppure irraggiungibili l’uno all’altro, se non attraverso la musica.

Pietro Nappi – violoncello
Pietro Nappi – violoncello
“È un’idea che avremmo potuto realizzare in teatro, con un muro a separare due performer. Un’idea che, pensando a un prodotto audiovisivo, anche oggi, con le limitazioni che abbiamo, è realizzabile quasi come se quelle limitazioni non ci fossero, e al contempo proprio in virtù di quelle limitazioni si carica di senso: sono gli occhi dello spettatore a tenere insieme ciò che insieme non è.”
(Simone Giorgi)
Orazio Sciortino – pianoforte
Orazio Sciortino – pianoforte

Un segnale potente del nostro desiderio di ripartenza, che non prescinde però dal momento che abbiamo appena vissuto e in parte ancora stiamo vivendo ma, anzi, aspira ad essere una narrazione consapevole del tempo sospeso cui l’isolamento ci ha costretti.

Danzatori e musicisti non si incontreranno mai nella realtà, uniti simbolicamente solo dalle note di Beethoven, il musicista che più di tutti ha sperimentato il senso fisico del limite e lo ha superato.

In programma anche una prima assoluta del brano inedito commissionato appositamente al compositore in residenza de La Toscanini, Fabio Massimo Capogrosso che ben si sposa con l’opera di arte contemporanea presente nell’ultima parte della coreografia: Love, realizzata dalla pittrice Luisa Rabbia; una riflessione sulla condizione esistenziale, sulla connessione fra gli esseri umani e l’ambiente che li circonda.

Fabio Massimo Capogrosso – compositore
Fabio Massimo Capogrosso – compositore
“Il percorso coreografico è espresso da momenti di grande smarrimento, alienazione, frustrazione e rabbia causate dall’impossibilità di comunicare e da ultimo, per quanto mi riguarda, prendendo a prestito l’esempio beethoveniano, ho cercato di esprimer l’idea del superamento di questo dolore, attraverso la musica. Così da un linguaggio percussivo e fortemente dissonante passiamo a momenti di maggiore apertura e luminosità.”
(Fabio Massimo Capogrosso)
Il video è stato trasmesso in prima assoluta su Rai5 il 25 giugno 2020.
CREDITS:

ConceptSaul Daniele Ardillo e Simone Giorgi

CoreografiaSaul Daniele Ardillo

DramaturgSimone Giorgi

Filmaker e montaggio videoValeria Civardi

Danzatori:
Noemi Arcangeli, Saul Daniele Ardillo, Damiano Artale, Estelle Bovay, Hektor Budlla, Martina Forioso, Clément Haenen, Philippe Kratz, Ina Lesnakowski, Grace Lyell, Ivana Mastroviti, Giulio Pighini, Roberto Tedesco, Hélias Tur – Dorvault, Serena Vinzio

Musicisti:
Mihaela Costea (violino), Pietro Nappi (violoncello), Orazio Sciortino (pianoforte)

Musiche:
Ludwig van Beethoven, Sonata in mi bemolle maggiore n. 26 Op. 81 “Les adieux” – II movimento – Andante Espressivo
Ludwig van Beethoven, Trio in do minore n. 3 Op. 1 – IV movimento – Finale Prestissimo
Ludwig van Beethoven, Sinfonia in la maggiore n.7 Op. 92 (trascrizione per trio) – II movimento – Allegretto
Composizione originale: Fabio Massimo Capogrosso

Si ringrazia Luisa Rabbia per l’opera:
Love, 2017 – matite colorate, acrilico, impronte digitali su tela, 274 x 513 cm.
© Luisa Rabbia

Una produzione: FONDAZIONE NAZIONALE DELLA DANZA / ATERBALLETTO e LA TOSCANINI
Con il sostegno di: COLLEZIONE MARAMOTTI, REGGIO EMILIA
In collaborazione con: RAVENNA FESTIVAL
Produzione esecutiva: FONDAZIONE NAZIONALE DELLA DANZA / ATERBALLETTO
Sponsor: ADAM SHOESDESIGN
Si ringrazia: BROGA DOITE FILM

 

La parola al coreografo: Saul Daniele Ardillo

Trovare parole per descrivere un’esperienza o un processo artistico mi è sempre parsa un’impresa ardua.
Ho sempre preferito immagini, movimenti o melodie che esprimessero sensazioni vissute… quindi proverò a percorrere questa strada.

Sentivo che tutti gli artisti coinvolti in questo progetto viaggiavano su tanti binari paralleli, ma tutti alla stessa velocità, tutti con la stessa intenzione. Paradossalmente questa situazione di rallentamento, chiusura e isolamento ha creato un effetto contrario: ci ha insegnato a comunicare, quindi ha acuito l’ascolto e l’empatia. È stato “facile” ma soprattutto divertente insegnare movimenti in videoconferenza, per la gioia di farlo ma anche per la gioia di vedere empatia nel farlo.
La stessa esperienza si è verificata con il compositore Fabio Massimo Capogrosso, gli sono bastate due telefonate per capire l’idea del progetto e scrivere un piccolo capolavoro.

È proprio come ciò che si racconta sulla cecità, acuisce gli altri sensi.

Saul Daniele Ardillo

 

La parola al dramaturg: Simone Giorgi

Come restare uniti? Come restare insieme anche durante questa forzata separazione?
Questo progetto di video/danza parte da qui, dalla voglia di costruire un’opera che unisca il linguaggio dei corpi, quello della musica e quello audiovisivo, per restituire al pubblico e a noi stessi quell’idea di insieme – di essere insieme e di essere un insieme, un tutto vivo superiore alla somma dei suoi componenti – che cerchiamo nella danza.

Siamo partiti da un’immagine semplice. Un muro che separa due stanze. Un muro che separa due persone: due esseri umani in due stanze attigue ma non comunicanti, se non per quello stesso muro che le divide. Due esseri umani vicinissimi eppure irraggiungibili l’uno all’altro.

È un’idea che avremmo potuto realizzare in teatro, con un muro a separare due performer. Un’idea che, pensando a un prodotto audiovisivo, anche oggi, con le limitazioni che abbiamo, è realizzabile quasi come se quelle limitazioni non ci fossero, e al contempo proprio in virtù di quelle limitazioni si carica di senso: in un prodotto audiovisivo, affinché due persone appaiano separate da un muro, non serve che siano davvero una al di qua e una al di là di uno stesso muro, basta che siano riprese e montate nel modo giusto.

Sarà il montaggio, e dunque gli occhi dello spettatore, a tenere insieme ciò che insieme non è. Saranno gli occhi dello spettatore a permetterci di esserlo ancora, insieme. A mostrarci cosa siamo sempre stati. Cosa vogliamo tornare a essere.

Simone Giorgi

 

La parola al compositore: Fabio Massimo Capogrosso

Nel riprendere la collaborazione con La Toscanini, dopo la forzata interruzione, sono felice poter lavorare insieme ad una compagnia di così alto livello come Aterballetto per una produzione che coinvolge tre espressioni artistiche: danza, musica e videoproiezione. Ci voleva, proprio! Mi ha dato coraggio, mi sta facendo sentire vivo!

Tra i tanti spunti che la drammaturgia suggeriva c’è senz’altro un doveroso omaggio alla figura di Beethoven, la cui musica è alla base della coreografia di Daniele. Per me, autore dell’ultimo quadro, questo pensiero si è tradotto concretamente in una citazione: un inciso ritmico dello Scherzo della Sinfonia n.9Il percorso coreografico è espresso da momenti di grande smarrimento, alienazione, frustrazione e rabbia causate dall’ impossibilità di comunicare e da ultimo, per quanto mi riguarda, prendendo a prestito l’esempio beethoveniano, ho cercato di esprimer l’idea del superamento di questo dolore, attraverso la musica. Così da un linguaggio percussivo e fortemente dissonante passiamo a momenti di maggiore apertura e luminosità. 

Amo scrivere per la danza, mi viene naturale direi, in quanto tutti i miei lavori si fondano su “gesti” musicali piuttosto evidenti, “gesti” che il coreografo o il danzatore (e non solo) possono  cogliere con facilità. Il costante confronto con Daniele attraverso l’invio di clips video, lo scambio di idee e riflessioni, è stato fondamentale per poter conoscere in profondità la sua idea drammaturgica e coreografica.

Ribadendo la naturale comunicatività della mia musica, esiste tuttavia una sostanziale differenza tra altre mie opere, dominate per lo più da armonie e tinte scure, e questo lavoro che esige anche atmosfere luminose. La ricerca di un linguaggio per certi versi distante dal mio universo sonoro è stata una sfida estremamente stimolante.

Il senso del dramma, del limite e della volontà di superarlo sono espressi anche da un virtuosismo strumentale che gli esecutori affrontano con grande maestria.

Fabio Massimo Capogrosso

 

La parola al Direttore generale – Fondazione Nazionale della Danza / Aterballetto: Gigi Cristoforetti

Quello con La Toscanini è un dialogo già iniziato, che ci interessa particolarmente. In questo periodo non stiamo facendo quasi nulla di ciò che avevamo previsto. Un disastro dal quale non ci facciamo piegare, e ne approfittiamo per approfondire dimensioni artistiche alle quali teniamo moltissimo, per le quali non c’era mai tempo. La videodanza, in particolare, ci permette di rapportarci con nuovi pubblici, e il dialogo interdisciplinare è una delle scommesse più importanti della contemporaneità. Per questo sono particolarmente felice che Ravenna Festival, nostro partner stabile, ci accompagni nel momento in cui dobbiamo rimandare la prima del Don Juan (che era prevista in giugno al Teatro Alighieri di Ravenna), e che anche la Collezione Maramotti sia nostro complice, aggiungendo un linguaggio e un’artista al progetto.

Gigi Cristoforetti
Direttore generale – Fondazione Nazionale della Danza / Aterballetto