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ALLEGRO TEMPESTOSO

Tra impeto e profondità: il giovane talento Nicolò Umberto Foron dirige un programma che alterna la drammaticità del Concerto n. 2 di Prokof’ev, interpretato da Tom Borrow, alla maestosità della Sinfonia “La Grande” di Schubert. In apertura “Suoni, Solo”, nuova commissione Ecosounds firmata da Melchiorre.

12 Febbraio 2026
20:30 - 22:30
Parma | Auditorium Paganini (via Toscana 9/a)
Concerto

Artisti

FILARMONICA ARTURO TOSCANINI
NICOLÒ UMBERTO FORON direttore
TOM BORROW pianoforte

Programma

MELCHIORRE

SUONI, SOLO per violino concertante e orchestra
Nuova commissione progetto Ecosounds
Francesco D’Orazio violino

PROKOF’EV
CONCERTO PER PIANOFORTE E ORCHESTRA N. 2 IN SOL MIN. OP. 16

SCHUBERT
SINFONIA N. 9 LA GRANDE D. 944

Informazioni

12/02/2026 ore 20.30 | Auditorium Paganini
ABBONAMENTO A / B

Si ringrazia Davines Group

Scopri la 50^ Stagione 2025/26

Approfondimenti

Il 27 aprile 1913, il pianista e studente del Conservatorio di San Pietroburgo, Max Schmidthof, si suicida. Indirizza la sua lettera d’addio a Sergej Prokof’ev, che sconvolto dalla morte dell’ amico, gli dedica il Secondo Concerto per pianoforte le cui forme insolite e la complessità emotiva lo rendono uno dei brani più impegnativi della letteratura pianistica.
Dietro ai tempi della Sinfonia La Grande di Schubert si celano i modelli classici. Ma Schubert gestisce i vecchi schemi con grande libertà, all’interno della sua personale concezione fino a quella che Schumann, nello scoprire il pezzo anni dopo, definisce una “lunghezza celestiale”.

***

Quando mi venne chiesto un pezzo per Ecosounds pensai a cosa avrei potuto scrivere di significativo: a cosa significava avere cura dell’ambiente come musicista non soltanto come cittadino.
La musica può essere ecologica? Come?
La risposta è semplice… e difficile allo stesso tempo: la musica deve occuparsi dell’ecologia (Eco) del suo ambiente (Sounds).
L’ecologia del suono si basa sull’ascolto, sulla valorizzazione dell’ascolto.
Suoni, Solo significa ovviamente l’alternarsi dell’Orchestra al solo del Violino, ma anche, meno evidentemente, l’importanza che la musica, arte dei suoni, può avere oggi; la musica “come qualcosa che solo coi suoni si può dire” e che nessun’altra arte può dire.
Vorrei che la musica che scrivo fosse un invito ad ascoltare. Viviamo in un periodo dominato dall’immagine, dal look, da ciò che si vede e non -anche- da ciò che si sente…
Scrivere un pezzo, suonarlo, ma anche entrare in una sala da concerto, corrisponde a far silenzio, vuol dire far tacere l’eccesso di informazioni che ci circonda (e -spesso- ci assale) e concentrarsi su ciò che si sente (non è certo per caso che in italiano il sentire nel senso di percepire suoni, rumori, etc. abbia l’etimologia in comune con il “sentire” di sentimento, di sensazione, quindi che già dal vocabolario la primarietà dell’elemento sonoro per l’esperienza sia assoluta…).
È da questo rinnovato -e attivo- sentire che si dispiega la fantasia dell’ascoltatore, è a questo rinnovato -e attivo- sentire che si rivolge il fantasticare dei compositori.
Il brano è diviso in più parti, incastonate -all’inizio e alla fine- da un solo di violino; dopo il primo solo l’orchestra accompagna il violino con un Ostinato che conduce a un Tutti esplosivo cui segue un disteso passaggio centrale in cui l’insieme si alterna a momenti più concertanti per poi ricondurre al Tutti cui segue l’Ostinato e il solo del Violino che si accomiata e, simbolicamente, si allontana.

Alessandro Melchiorre

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