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Vadym Kholodenko

pianista in residenza
Vadym

Kholodenko

«Date tutte le nostre possibilità del piano moderno, non c’è da meravigliarsi se a volte ci sentiamo “nudi” e torniamo a ossa nude in un repertorio come Mozart o Scarlatti. La musica è un mondo enorme accanto a noi, artisti e ascoltatori, che possiamo svelarne solo una porzione minima. Essa nasce e muore immediatamente, non possiamo coglierla e in qualche modo conservarla. Non so come misurare la profondità della musica. Cerco di essere sincero e di suonare ciò che sento di più. Come interprete ho una chiara direzione di ciò che vorrei ottenere in un programma; poi però il come mi senta quando suono sul palco, varia di volta in volta. Ci sono molti sentimenti reattivi coinvolti, alcuni dubbi sono inevitabili, come ad esempio: avrei fatto questa frase in modo diverso, avrei fatto un’altra scelta qui…? In ogni caso, sento una forte responsabilità, desiderando regalare una performance che mi permetta di connettermi sempre con chi mi ascolta. La musica passa dal mio cuore e dalle mie mani al piano, viene trasformata in suono e infine consegnata al pubblico. Sapendo che il pubblico segue il mio linguaggio musicale, questo per me è il massimo della gratificazione. In tal senso, avere l’opportunità di essere “in residenza” – potendo istituire nel tempo un dialogo speciale con un’orchestra e chi viene ad ascoltare i concerti – mi rende davvero soddisfatto».

Erede dei grandi pianisti dell’impero sovietico, un nome fra tutti Emil Gilels, vincitore dell’ambita medaglia d’oro e di tutti i premi speciali al Concorso “Van Cliburn” nel 2013, Vadym Kholodenko – noto per interpretazioni “impeccabili, di buon gusto e vivaci, e anche qualcosa di più: fantasioso” – è considerato un autentico gigante della tastiera. Il suo stile esprime solidità, rivela una profondità di vedute un misto di autorevolezza ed eleganza; per lui le scelte artistiche hanno sempre una valenza progettuale.