Articoli 24 Gennaio 2023 5 min di lettura

La musica classica dai social alla real life

di Valentina Anzani Ormai prolungamento naturale delle nostre braccia, gli smartphone sono diventati fondamentali per molti aspetti della quotidianità. Inevitabilmente, lo scambio comunicativo è mutato da messaggi e telefonate a frammenti audio a cui rispondere a rate, e così anche la fruizione della musica (di ogni genere): non solo per i servizi di streaming, ma […]

di Valentina Anzani

Ormai prolungamento naturale delle nostre braccia, gli smartphone sono diventati fondamentali per molti aspetti della quotidianità. Inevitabilmente, lo scambio comunicativo è mutato da messaggi e telefonate a frammenti audio a cui rispondere a rate, e così anche la fruizione della musica (di ogni genere): non solo per i servizi di streaming, ma anche e soprattutto per i social network. TikTok, Instagram e Facebook sono ormai compagni quasi irrinunciabili, e moltissima parte delle nostre vite ne è mediata: immagini e video della sfera privata condivisi con gli amici, notizie di politica, attivismo, pubblicità esplicita o implicita, il tutto spesso nelle parole e nei gesti di innumerevoli influencer, ognuno con un proprio bacino di seguito, la propria nicchia specifica e fedele su cui – è dimostrato – attecchiscono messaggi.

Che la musica classica in questo contesto rischi di uscirne svalutata, per qualità audio ridotta (per la compressione digitale e l’ascolto in cuffia), perché sminuzzata in brevissimi clip (usata come mero sottofondo) è stato detto e ripetuto. C’è poi il problema dell’idealizzazione: basti pensare che su TikTok i brani più “in trend” sono la Nona di Beethoven, l’aria della Regina della Notte di Mozart e l’Halleluia di Händel, come se fossero esemplificativi della ricchezza e vastità del repertorio classico.

Tuttavia, se il mondo dei social è quello in cui si svolge la maggior parte della comunicazione odierna, se tutti vi cercano costantemente brevi spunti di intrattenimento (casuali quanto lo è l’algoritmo che li regola), non sarebbe poi un male se nel marasma si incappasse in contenuti che di musica classica trattino, e che invoglino ad ascoltarne di più.

Un clip di 15 secondi può catturare l’attenzione, e da quello basta un click per atterrare su una piattaforma streaming dove ascoltare il brano completo. E se è vero che tra l’ascoltare il brano online, al desiderare di esperirlo dal vivo e infine al comprare un biglietto ci sono vari passaggi, insormontabili senza un minimo di sforzo e iniziativa personale, è anche vero che ormai su internet si trova tutto… anche le indicazioni per un concerto accessibile sia per distanza, sia per prezzo.

È tempo dunque per una mediazione: se da una parte coloro che creano, studiano, suonano la musica classica tacciano i social e i loro utilizzatori di superficialità, mentre dall’altra il fruitore medio dei contenuti social ritiene la musica classica noiosa e incomprensibile, si rischia una spaccatura insanabile. Una posizione di mezzo sarebbe invece quella di prendere il buono degli uni e dell’altra, e ipotizzare un’unione d’intenti.

Perché i social possono essere anche una miniera fondata sull’empatia: chiunque fosse interessato a un soggetto, grazie a una ricerca per parole chiave (gli hashtag) può trovare contenuti a tal riguardo, e anche andare vicinissimo a chi li ha prodotti. Così, come un qualsiasi interessato a una crisi di guerra può trovare notizie di prima mano messe online da chi è sul campo, così un giovane curioso, diremo, di violino, potrà incappare in tanti contenuti relativi a quello strumento, e magari anche nel profilo personale di un violinista in carriera, e scoprire la sua quotidianità, e rendersi conto che anche i musicisti sono persone “normali”… e potrà decidere, chissà, di impugnare lo strumento.

Sta alle istituzioni poi la lungimiranza di cogliere i segnali del cambiamento e fare lo sforzo di adeguarsi a questi canali di comunicazione: se una volta per intercettare pubblico erano efficaci passaggi in radio e tv, pubblicità a muro o sui quotidiani, oggi lo è l’uso oculato dei social network. Ed è attraverso questi ultimi che si può instillare negli ascoltatori la coscienza che il momento di fruizione culturale è in realtà un momento di socialità: un concerto di musica classica non è solo stare seduti per due ore ad ascoltare un flusso di musica complessa e incomprensibile, ma anche un’opportunità di incontrarsi, scoprire qualcosa di nuovo, di emozionarsi e di parlarne. Ed è quello il momento in cui si esce dallo smartphone e si torna, come si dice, #IRL, in real life.Se il pregiudizio della noia e dell’incomprensibilità grava sulla musica classica ormai da tempo, vero è anche che proprio i social testimoniano un interesse crescente da parte dei giovani, come ha dimostrato uno studio del 2022 dell’Associazione Generale Italiana dello Spettacolo. In 24 mesi di osservazione, i contenuti di 15 Fondazioni Lirico Sinfoniche e Teatri di Tradizione italiani hanno raggiunto un pubblico di 78 milioni di account. Sono poi state individuate tre categorie di pubblico online: una fascia più giovane compresa tra i 18 e i 24 anni, formata principalmente da giovani musicisti e che utilizza soprattutto Instagram per condividere contenuti multimediali legati al mondo dell’opera; un’altra fascia formata da musicisti affermati (tra i 25 e i 44 anni) che condividono anche contenuti legati alla loro vita artistica (in questo caso la piattaforma che genera più interazioni è Facebook); infine ci sono molti appassionati, che utilizzano Twitter e che hanno più di 45 anni. Osservando i trend di pubblicazione e condivisione di contenuti a proposito di musica classica e opera, si è potuto osservare come sia proprio la fascia tra i 18 e i 34 anni che sui canali social fa rimbalzare il maggior numero di foto a concerti e in teatro, clip delle istituzioni, e apprezzamenti sull’esperienza vissuta.

Kaiming Liu, Visual Artist in residenza per la Stagione 2022/2023 de La Toscanini
Bolero

VALENTINA ANZANI

Tra i “Personaggi dell’anno” per il 2022 secondo Classic Voice, Valentina Anzani coniuga da anni la ricerca universitaria alla divulgazione dell’opera e della musica classica, con particolare attenzione alle possibilità offerte dai social network e dalle nuove tecnologie. È dottore di ricerca in musicologia, critico musicale, ricercatrice universitaria e creatrice dell’App OperaMeet, il primo social network dedicato al mondo dell’opera. Nel 2022 è uscito per LIM il suo primo libro  “Il castrato Antonio Bernacchi (1685-1756), virtuoso e maestro di canto bolognese” sull’opera del Settecento.

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