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Timothy Brock: comporre per Buster Keaton

Autore e direttore delle nuove musiche per Sherlock Jr. Sarà protagonista, insieme alla Filarmonica, il 14 luglio nella rassegna Stelle Vaganti.

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Timothy Brock
Editoriale/
08/06/2017

Comporre per i film di Keaton è un’esperienza unica. Scrivere partiture orchestrali per il cinema muto è il mio mestiere da vent’anni, ma quando si tratta di Buster Keaton quello che emerge è al contempo molto personale e potenzialmente caotico e Sherlock Jr., espressione del genio e della acrobatica malinconia di Keaton, non fa certo eccezione. Alla mia quarta partitura per Keaton penso di essere giunto a un paio di conclusioni: ad esempio bisogna resistere alla tentazione di strafare, mentre occorre minimizzare la situazione.

 

Il rischio che corre il compositore, in questo caso, è di voler essere a sua volta comico, e questo danneggerebbe l’equilibrio del film. Al contrario, la musica deve sembrare all’apparenza semplice e lasciar affiorare la sua intensità e la sua complessità solo di tanto in tanto, come ad esempio nella scena della motocicletta, in cui il tempo accelera al limite dell’eseguibilità. La bravura non basta quando si compone per Keaton: bisogna anche saper ridere, e ridere tanto. C’è una scena in questo film che trovo irresistibile e solo dopo una buona dozzina di visioni sono riuscito a soffocare le risate e affrontarla in maniera obiettiva: accompagnare musicalmente delle situazioni comiche richiede una grande lucidità perché a volte si è tentati di lasciarsi trasportare dalla visione.

Si narra che una volta, nel 1926, Dmitrij Sostakovic – che è stato anche uno straordinario compositore per il cinema – fu preso da un riso così irrefrenabile mentre accompagnava al piano un film di Chaplin che dovette smettere di suonare e fu licenziato dal direttore del cinema. In ogni caso la mia partitura per Sherlock Jr. è concepita sulla base di relazioni musicali intricate e complesse sia in termini di struttura che di sincronia, e nonostante l’organico di quasi 50 elementi, volevo che si avesse un’impressione di grande leggerezza e fluidità. Ancora una volta, ho assegnato al mio ruolo di direzione dell’orchestra un compito arduo: per rendere la partitura al massimo, ho a disposizione ¼ di secondo di scarto sulla sincronizzazione tra musica e immagini, e in alcune scene anche meno.