• Speranza Scappucci

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Intervista a Speranza Scappucci: gli ingredienti per diventare una direttrice d'orchestra? avere il "braccio", idee musicali e passione

Oramai lanciatissima nella sua brillante carriera, Speranza Scappucci, debutta alla guida della Filarmonica Arturo Toscanini, giovedì 20 e sabato 22 aprile all'Auditorium Paganini dove, nell'ambito di Nuove Atmosfere, affronta due brani tanto conosciuti quanto amati dal grande pubblico: la Pastorale di Beethoven e il Concerto per violino di Čajkovskij.

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Speranza Scappucci
Editoriale/
19/04/2017

La Scappucci giunge a Parma, ben felice di lavorare con la Filarmonica e con la violinista Midori, acclamata virtuosa dello strumento, dopo essere stata applaudita a Tokyo e prima ancora all’Opera di Roma dove ha affrontato Così fan tutte, nella duplice veste di direttore d’orchestra e di maestro al cembalo.

Maestro Scapucci, ha intrapreso la carriera del direttore d’orchestra dopo aver fatto per anni il maestro collaboratore…

Ci sono arrivata ‘tardi’ dopo aver fatto molto studi effettuati tra il Conservatorio di Santa Cecilia (ho cominciato a suonare il pianoforte a 5 anni) e la Juillard School, dove come pianista ho affrontato anche molto repertorio cameristico e la musica contemporanea. Ma, a causa della mia profonda passione per l’opera, ho scelto di diventare maestro collaboratore incarico, che ho svolto in molte teatri e festival italiani e stranieri come Glyndebourne e Salisburgo, lavorando con molti direttori; tra gli altri e, per diverso tempo, con Riccardo Muti e l’Orchestra Cherubini: proprio in quegli anni è nata la passione per la direzione d’orchestra.

Come è successo?

Più lavoravo più mi appassionavano e più crescevano le responsabilità… Qualche volta durante le prove di un’opera il maestro arrivava a ridosso dello spettacolo, e a me veniva affidato tutto il cast dei cantanti ed il coro…. e così ho cominciato a concertare. È successo proprio con Muti a Roma in occasione di Nabucco: in questo modo ho cominciato a dirigere….  È successo anche un’altra volta a Salisburgo per Macbeth. Mi sono messa alla prova ed ho visto che funzionava. Come si dice… avevo il braccio.

E poi come è andata?

In quegli anni, ho anche riflettuto su ciò che conta: a parte il braccio erano le idee musicali che scaturivano dallo studio e dalla preparazione ed io le avevo. Con questo voglio dire che all’inizio della mia carriera di musicista non avevo progettato di diventare direttore.

Come è avvenuta la scelta di questo programma che eseguirà a giovedì e sabato?

È nata dall’idea di accompagnare Midori nel Concerto di Čajkovskji: uno dei capolavori della scuola romantica ma che nello stesso tempo a mio avviso ‘attinge’ dal mondo classico, poiché al violino sono affidati arditi virtuosismi, ma la scrittura orchestrale è parente stretta di un autore che amo molto: Mozart. Pensando a questo, per completare la serata, ho scelto una sinfonia come la Pastorale da considerare classica e, se pur borderline, romantica: una partitura che esige virtuosismo per alcune della parti orchestrali; e così i due pezzi si compenetrano a meraviglia.

E oltre a Mozart, quali sono i suoi autori preferiti?

Verdi e Bellini tutto quello che, nel repertorio italiano, sta per belcanto.

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