• Ruben Micieli

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Una musica che incanta

É seduto al pianoforte prima di iniziare la prima prova con l'orchestra. Ruben Micieli, siciliano, vent'anni non ancora compiuti (è nato nel ’97), è lui il solista al pianoforte per il capolavoro di Čajkovskji nei 3 concerti con la Filarmonica Toscanini a Lugo, Piacenza e Parma.

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Ruben Micieli
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28/01/2017

Il Concerto di Čajkovskji l’ho studiato tanto… è difficile, bisogna suonarlo sempre!

Ma io ho voglia e desiderio di suonarlo. È il più conosciuto perché melodicamente è meraviglioso, e poi l’orchestra ed il pianoforte formano un tutt’uno!

Il tuo entusiasmo è contagioso. Hai già suonato questo concerto?

L’ho già suonato un’altra volta.

Questa è una musica che incanta, perché si spinge sempre oltre, chiedendo di ‘essere interpretata’ con  un’attenzione speciale.

Quali sono le maggiori difficoltà?

Al di là delle opinioni oggettive, a mio modo di vedere, penso decisamente alla famosa cascata di ottave con la quale si chiude, oppure i momenti virtuosistici nei quali nel primo e terzo movimento il  pianoforte si contrappone all’orchestra.

 

Autentico enfant prodige, hai incominciato a suonare a quattro anni e mezzo, riproducendo su una tastiera delle musiche ad orecchio che ascoltavi in casa.

Mio padre suonava il basso in un complesso, mia madre faceva parte della banda del paese.

Visto che mi piaceva già moltissimo suonare, a  cinque anni ho incominciato a studiare privatamente, per entrare a 9 anni all’Istituto ‘Bellini’ di Catania dove mi sono diplomato a 17 anni. Intanto, già a 13 anni, ho incominciato a far concerti in  Austria, Francia, Portogallo, Germania.

Ho anche partecipato a concorsi ottenendo lusinghieri piazzamenti, come ad esempio il secondo posto (primo non assegnato) al Concorso “Val Tidone” (Premio Bengalli) nel 2015.

Innamorato della musica e del suo pianoforte cosa farai dopo il concerto di Parma ?

Affronterò alcuni recital  suonando tra gli altri brani di Liszt, Chopin al quale dedicherò un’incisione discografica. Sono tutti musicisti per i quali nutro una particolare predilezione  ritrovandomi anche come personalità.

Chi ti ha proposto di studiare il Concerto di Čajkovskji?

È stato il mio insegnante Giovanni Cultrera, all’Istituto musicale  “Bellini” di Catania, ad aver avuto l’idea. Io non ci avevo pensato, essendo alle prese con il K.467 n.21 di Mozart.

Ma subito, quando l’ho cominciato a studiare è stato amore a prima vista

e sono stato ben contento di eseguirlo nel 2014 per la prima volta in occasione del Concorso di Cantù. Tra i punti più affascinanti decisamente la parte centrale del movimento iniziale,  ma anche il secondo tempo che inizia con quella bellissima parte del flauto ripresa  dal pianoforte.»

Il tuo sogno nel cassetto?

Un’impresa che ho in mente d’affrontare in questi anni è lo studio il Concerto n.3 di Rachmaninov. Uno dei vertici dell’arte pianista che si trasforma in un’ autentica prova di sopravvivenza  per coloro che lo affrontano!