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L'arte del violino secondo Mihaela Costea: scomposizioni virtuose che creano emozioni

In questi anni, il repertorio di Mihaela Costea si è arricchito di composizioni per violino ed orchestra per lo più appartenenti al secolo scorso ed accomunati da una scrittura complessa se non quasi proibitiva sul piano del virtuosismo.

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Mihaela Costea
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24/11/2017

Parliamo dei Concerti di Weill, Barber, Bernstein, Corigliano e quest’anno Korngold.

«Nutro una particolare passione nello “scomporre” il difficile, approfondendo in particolare il repertorio per violino e orchestra del XXI che non suonano in tanti»–

spiega Mihaela Costea, spalla della Filarmonica, che nell’appuntamento del 24 e 25 novembre appare nella vesta di solista-.

«Mi piace scoprire qualcosa di nuovo e contribuire con il mio pensiero all’interpretazione di musiche meno frequentate . Tuttavia non credo che sia il caso di questo Concerto di Korngold che è stato eseguito da molti grandi violinisti a partire da Heifetz»

Quando una musica è poco eseguito come ti poni ?
Ascolto la registrazione… Ma spesse volte essa non esiste… E allora, mi attengo a quanto scrive letteralmente il compositore in riferimento ai colori e alle velocità di metronomo. In ogni caso, quando comincio a studiare, parto sempre dai passi più difficili. Non comincio dall’inizio, “attacco” il brano dai passaggi che mi scioccano: preferisco subito mettere a posto quelli! È una sensazione come di fame da saziare, un appetito da soddisfare e ci riesco cercando e risolvendo subito le massime difficoltà… vale a dire andando subito al sodo del problema.

E poi una volta risolte le difficoltà?
Esigo di più e allora mi diverto a “complicare” i passaggi cercando, quando possibile, di addolcire, ma spesso di caricare certe frasi, naturalmente… di maggior virtuosismo. Mi sembra di salire su un aeroplano supersonico che dà le vertigini. Trasportata dalla scia della musica, mi fermo soltanto per un brevissimo istante, poi mi lascio andare cercando di dare alle note tanta naturalezza. Basta abituarsi a certi viaggi, l’importante è approfondirli bene per riuscire a trasmettere queste sensazioni magiche anche al pubblico che ascolta.

Cos’è cambiato nel tuo essere interprete dopo aver eseguito questi concerti?
Oltre ad affinarmi dal punto di vista tecnico, ho scoperto in realtà quanto mi piacciono queste musiche. Del resto, ognuno ha la sua predilezione… A me fa più paura il Concerto di Beethoven cosi mastodontico ed interminabile: mi preoccupa per tutti e 50 i minuti della sua durata.

A proposito di virtuosismo estremo, ricordo recentemente la tua esecuzione perfetta di una serie di variazioni, tecnicamente quasi diaboliche, su un popolarissimo e semplice tema qual è “Tanti auguri” .

Le ha composte Rachel Barton Pine. Comunicano una grande sensazione di positività, quella che ho ricevuto dal contatto con quella splendida persona. Rachel quando venne a suonare con noi mi fece dono della sua musica. Mi piace eseguire un pezzo che mi ha creato emozioni ! Dentro a quelle note ci rivedo proprio lei che pur non avendo le gambe, a seguito una sciagurata tragedia, mi ha trasmesso a pelle una sensazione bellissima di pace insegnandomi a prendere la vita con più serenità. Con queste variazioni, a mio avviso, da un tema banale ha creato una meraviglia.

E il Concerto di Korngold ?
Così ricco, dato che ogni movimento racchiude uno o due temi che fanno parte di colonne sonore di film, è bellissimo. Dei tre tempi, l’Adagio a mio parere racconta una vera e propria storia di alto valore espressivo, facendo riferimento a una gamma ricca di colori strumentali. Korngold stesso ha spiegato la modalità interpretativa del suo Concerto che da una parte guarda al virtuosismo paganiniano e dall’altra alla cantabilità propria di un tenore sensibilissimo come Enrico Caruso. Infine, tengo a sottolineare il mio feeling con il direttore Lawrence Foster con il quale in passato ho fatto concerti al festival Ensecu, e ho inciso pezzi di Kodaly e Ligeti e Bartók. Una volta, sempre sotto la sua direzione, ho avuto l’onore di suonare nello stesso concerto con Radu Lupu. Del mio stile interpretativo apprezza il colore del suono, la profondità, la pulizia e l’ intonazione