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Lo Stabat Mater di Rossini

Intervista a Michele Pertusi protagonista, con Yolanda Auyanet soprano, Sonia Ganassi mezzosoprano, Antonino Siragusa tenore, il Coro del Teatro Municipale di Piacenza, la Filarmonica Toscanini e il direttore Michele Mariotti, dello Stabat Mater di Rossini.

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Michele Pertusi
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11/05/2017

Non si contano le volte in cui Michele Pertusi, sempre impeccabile per stile ed accento, ha affrontato lo Stabat Mater  di Rossini e in alcune delle queste figurava alla direzione Alberto Zedda, l’insigne studioso del compositore pesarese e  direttore artistico del Rof scomparso qualche mese fa. Diretto da Michele Mariotti, anch’egli rossiniano doc e Premio Abbiati 2016, alla guida Filarmonica Toscanini lo Stabat Mater viene eseguito all’Auditorium Paganini sabato alle 20.30 e  domenica alle 17.00.
Nel cast oltre a Pertusi figurano: Yolanda Auyanet soprano, Sonia Ganassi mezzosoprano, Antonino Siragusa tenore e il Coro del Teatro Municipale di Piacenza. Con questo concerto che si presenta come una vera e propria produzione –  tra l’altro venerdì sera sarà di scena alla ore 21 al Municipale di Piacenza –  si chiude in bellezza la stagione  2016-2017 di Nuove Atmosfere.

Lo Stabat è un classico per la musica sacra e il pensiero va naturalmente ad Alberto Zedda che ci ha lasciato da poco. Personaggio indimenticabile che trasmetteva una sorprendente vitalità; in questi giorni, mentre lo eseguo qui a Parma  mi viene da pensare a lui – commenta Michele Pertusi, che a Pesaro per la sua costante presenza al festival rossiniano ha ricevuto il “Rossini d’oro” –  Anche il testo, a mio avviso, si presta  proprio  al ricordo di chi non c’è più.

Quali sono le sue peculiarità vocali ?
Lo reputo complesso da affrontare… Lo Stabat è una partitura impegnativa, perché nasconde insidie che richiedono agli interpreti il massimo della concentrazione per risolvere le questioni tecniche, da superare sempre e comunque nel rispetto al segno musicale stesso.

Bisogna anche dire inoltre che è una composizione sofferta, dato che Rossini ne ha creato una  prima versione che poi si è rivelata “parziale”. Anche l’arco di tempo in cui è stato scritto copre più di dieci anni e così nella partitura si intrecciano stili diversi.

Per esempio?
Il bellissimo Inflammatus l’ultima parte scritta da Rossini vi si nota una certa influenza romantica che richiama  moltissimo anche Verdi.  Questo rappresenta il punto molto più ‘avanti’ della scrittura dello Stabat, mentre l’ aria  del tenore e il  duetto soprano e mezzosoprano, ad esempio, non sono così spinti… Per quanto mi riguarda, è stupendo l’inizio dell’ Eia Mater che eseguo con il coro a cappella: ci scambiamo frasi  cariche di pathos dal sapore antico che esprimono forza ma anche leggerezza… questo canto sublime non può non arrivare a chi ascolta.