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I sogni si possono realizzare

Professore d'orchestra, solista, docente (insegna al Conservatorio della Svizzera Italiana a Lugano) è anche direttore d'orchestra.  Una carriera in costante ascesa che ha avuto una svolta decisiva con la vittoria al Concorso Rostropovich nel '97. Sarà lui il solista del Concerto di Schumann il 3 e 4 febbraio all'Auditorium Paganini nell'ambito della rassegna Nuove Atmosfere, in cui la Filarmonica Toscanini sarà diretta da Francesco Lanzillotta.

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Enrico Dindo
Photography/
Adriano Heitmann e Fulvia Farassino
Editoriale/
02/02/2017

Il Concerto di Schumann mi ha affascinato fin da bambino; in quegli anni quando lo studiavo pensavo: “chissà se lo potrò suonare almeno una volta..” Poi è successo, il sogno si è realizzato.

Lo porto nel cuore fin da quando lo ascoltavo nell’interpretazione di Pierre Fournier, Jacqueline du Près, o Mstislav Rostropovich. In seguito l’ho eseguito più volte  con rinomate orchestre e inciso con la BBC Philarminic diretta da Gianandrea Noseda e il cd è uscito con la rivista Amadeus. Allora ero più giovane e sicuramente adesso lo interpreto in maniera diversa.  Tra le orchestre e i direttori con cui l’ho suonato, ricordo quella del Teatro alla Scala, la Chicago diretta da Rostropovich, quindi Gergiev, Chailly e al Gewandhaus a Lipsia.

A proposito di Rostropovich, l’incontro con questo immenso artista, che peso ha avuto nella tua vita di artista?
Indubbiamente la sua conoscenza è stata fondamentale. Dopo la vittoria del Concorso a Parigi nel ‘97 è nato un rapporto stretto culminato in una sorta di collaborazione nelle occasioni in cui io suonavo e lui dirigeva e ciò si e verificato non solo per il Concerto di Schumann ma anche per quello Dvořák. I concerti con la Chicago risalgono a quel periodo in cui c’era la consuetudine di telefonarci, scambiarci i fax… e pensare che da piccolo lo consideravo un idolo inavvicinabile… mai avrei pensato di ricevere una sua telefonata…
Inoltre è stato un grande privilegio ascoltare le sue storie che descrivevano le collaborazioni con i “grandi”, le amicizie con Britten, Prokof’ev, Šostakovič… Le vicende, i fatti che narrava erano così pregnanti, che per me era come annusare i profumi e odori di cui ha vissuto.
Con Rostropovich si era instaurato un rapporto privilegiato, simile ad una sorta d’amicizia, che mi ha arricchito enormemente. E ora che non c’è più, mi manca.. Lui era affettuoso, paterno… fra noi non c’era l’atteggiamento del maestro-allievo… anche se purtroppo non sono mai stato allievo… ho trascorso con lui solo un paio di giornate in cui abbiamo lavorato alla Sinfonia concertante di Prokof’ev ed al Concerto n.2 di Šostakovič.

Mi ha fatto crescere a 360 gradi: non penso tanto a soluzioni tecniche, ma piuttosto ad una lezione di vita…

Quando hai conosciuto il mastro Rostropovich?
Vent’anni fa, quando ero primo violoncello del Teatro alla Scala (ho ricoperto quel ruolo per 11 anni). In seguito la vittoria al concorso e l’incontro con Rostropovich hanno in un certo senso stravolto la mia tranquillità.

Prima con il mio posto fisso, non avevo niente da perdere… poi l’ho lasciato ed è stata una scommessa. Ma ora sono molto contento di quello che sto facendo.

Ti piace anche dirigere?
Ho cominciato a dirigere 15 anni fa con I Solisti di Pavia, sostenuti dalla Banca del Monte di Lombardia, e in questi anni, dopo il nuovo incarico sto ampliando il repertorio: ad esempio in questi giorni affronto la Sinfonia n.5 di Šostakovič. A questo proposito, per collegare gli altri aspetti del mio lavoro, devo dire che aver studiato bene con il violoncello i suoi due Concerti mi sta aiutando molto.
Nel 2014 sono stato nominato Direttore Musicale della Croatian Radiotelevision Symphony Orchestra di Zagabria.
Con l’Orchestra di Zagabria ho già diretto Beethoven, incideremo le Sinfonie di Brahms e vorrei spingermi anche oltre, verso Mahler.

Per affrontare bene queste opere, mi sta aiutando molto l’aver conosciuto da vicino le bacchette illustri che hanno lavorato alla Scala negli anni in cui sono stato primo violoncello.
Quell’ esperienza si è rivelata una grande palestra!

E adesso me la ritrovo come un bagaglio prezioso che mi fa sentire avvantaggiato, anche per affrontare il repertorio di musica contemporanea o di compositori istriani, uno per tutti Smareglia, che l’orchestra, come da tradizione, presenta nel suo repertorio.

ENRICO DINDO / Figlio d’arte, inizia a sei anni lo studio del violoncello. Si perfeziona con Antonio Janigro e nel 1997 conquista il Primo Premio al Concorso “ROSTROPOVICH” di Parigi.
Da quel momento inizia un’attività da solista che lo porta ad esibirsi con le più prestigiose orchestre del mondo come la BBC Philharmonic, la Rotterdam Philarmonic, l’Orchestre Nationale de France, l’Orchestre du Capitole de Toulouse, la Tokyo Symphony Orchestra, la Filarmonica della Scala, la Filarmonica di San Pietroburgo, la London Philharmonic Orchestra, la NHK Symphony Orchestra di Tokyo, la Toronto Symphony, la Gewandhausorchester Leipzig Orchestra e la Chicago Symphony ed al fianco dei più importanti direttori tra i quali Riccardo Chailly, Aldo Ceccato, Gianandrea Noseda, Myung-Whun Chung, Daniele Gatti, Yutaka Sado, Paavo Jarvj, Valery Gergev, Yuri Temirkanov, Riccardo Muti e lo stesso Mstislav Rostropovich che scrisse di lui: “… è un violoncellista di straordinarie qualità, artista compiuto e musicista formato, possiede un suono eccezionale che fluisce come una splendida voce italiana”. Per saperne di più guarda il suo sito