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Alpesh Chauhan inaugura la Stagione di Nuove Atmosfere con Brahms e Britten

È affidata al nuovo Direttore principale Alpesh Chauhan l'inaugurazione della Stagione 2017-2018 di Nuove Atmosfere che prende il via venerdì 3 novembre alle ore 20.30 all'Auditorium Paganini.

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Alpesh Chauhan
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30/10/2017

«Desidero pensare Brahms in modo molto romantico con un suono pieno e orizzontale».

Così Alpesh Chauhan si appresta ad affrontare l’autore tedesco nel primo concerto della stagione sinfonica della Filarmonica Toscanini, Nuove Atmosfere, nella veste di direttore principale. Chuahan, mentre racconta di Ein deutsches Requiem,  che venerdì 3 novembre eseguirà insieme alla Sinfonia da Requiem di Britten all’Auditorium Paganini (in replica sabato al Municipale di Piacenza) confessa di essere un inguaribile romantico: oltre a Brahms adora Čajkovskji, Bruckner, Mahler.

 

«In questo momento nella mia vita preferisco Brahms, in passato, dieci anni fa, ero tutto per Čajkovskij. L’ho diretto una settimana a Birminghan: il concerto comprendeva tre Danze Ungheresi, il Doppio Concerto e la Sinfonia n.3: un programma ‘maestoso’ e poi per me la Terza, tra le sinfonie è la più bella»

Maestro Chauhan ha già eseguito questo Requiem?
L’ho affrontato in qualità di assistente di Andris Nelsons con l’Orchestra Sinfonica di Birmingham e subito mi ha affascinato. Per suono pieno mi riferisco agli archi che devono fare massa; normalmente sarebbe sufficiente realizzarlo con un’orchestra a base 12, ma io ne ho voluti 14 per avere più volume e paradossalmente cercare di realizzare di più le sfumature dei ‘piano’ e dei ‘pianissimo: ’ questo pezzo, volendo essere precisi, per il 63% esige dei ‘piano’ e ‘pianissimo’, per il 25 % dei forte e il 7 % dei fortissimo. Fare massa, significa ottenere dei suoni grandi, belli, pastosi, anche e soprattutto nei “piano”. E questi suono, quando è possibile, vanno vibrati anche quelli.

Perché secondo lei?
Il Requiem è un pezzo molto “umano”, quindi carico di sentimenti umani. A questo proposito: si racconta che Brahms volesse togliere il termine tedesco per sostituirlo con “umano”. Quando qualcuno gli chiese perché ci fosse nell’intestazione la parola “tedesco”, egli non diede alcuna spiegazione. Tornado ai “pianissimo” alcune volte questo indica il battito del cuore: è così all’inizio quando la musica si …. è come un uomo che si sveglia al mattino e poi scende dal letto, per iniziare la giornata: questo risveglio devono rendere subito viole, i celli e i contrabbassi. Ed anche se è un requiem non è un pezzo triste, perché dopo la morte c’è la speranza del paradiso.
Questo programma che Brahms si collega al ciclo delle quattro sinfonie che propone in due concerti ravvicinati .Infatti: è un percorso tracciato ad hoc in cui propongo in gennaio la prima e la terza e, la sera dopo, la seconda e la quarta. Quando ho diretto per la prima volta la Sinfonia n.1 è stata per me una rivelazione, mentre la seconda e la quarta non le ho mai eseguite. Come ho già detto, la terza è la più bella; penso a questo proposito di eseguirne i due movimenti centrali, l’Andante ed il Poco Allegretto, insieme senza staccarli: essi per me rappresentano non solo il cuore della sinfonia ma un incredibile concentrato del pensiero brahmsiano. Ritengo anche che sia la più difficile, se penso al primo movimento…

Passiamo adesso a Britten, alla Sinfonia da Requiem… E’ un pezzo molto diretto che corrisponde idealmente, se guardiamo ai programmi che dirigo nella stagione, al Concerto per Orchestra di Lutoslawsky. Dei tre i movimenti tutti legati che invitano il pubblico ad una sorta di viaggio misterioso vi è un ultima parte più leggera, che è una melodia limpida e sospesa, davvero di rara bellezza. Questa Sinfonia da Requiem pezzo è molto difficile per l’orchestra, mentre il Requiem di Brahms è impegnativo per il coro.

 

Il calendario completo dei concerti con la Filarmonica Arturo Toscanini ed ulteriori informazioni sul lavoro di Alpesh  si trovano nella sezione Concerti e suo sito personale www.alpeshchauhan.com