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Wayne Marshall

Simpatico, magnetico. E irresistibile anche nella conversazione, il direttore d’orchestra Wayne Marshall, impegnato il 18, 19 e 20 febbraio in concerto rispettivamente a Parma, Ravenna e Piacenza, con un programma comprendente di Copland Rodeo, suite dal balletto, Concerto per clarinetto ed orchestra (solista, Alessandro Carbonare), quindi nella seconda parte, ‘in parallelo’, Nutckracker Suite di Ellington e l’originale, vale a dire, la Suite dal balletto “Lo Schiaccianoci” di Čajkovskji.

«E’ sempre un piacere lavorare a Parma e Piacenza con quest’orchestra.  La Filarmonica Toscanini  riesce a capire molto bene quello che desidero da suoi musicisti. Questo repertorio che, racchiude svariati stili in una forma di ‘contaminazione’ come è quello americano del secolo scorso, non è facile da rendere, perché richiede precisione, spirito e una vasta gamma di emozioni ’palpabili’ che devono essere tramesse. Sono pezzi a cui bisogna dare la vita.

In questi tre anni di collaborazione, sono rimasto particolarmente stupito per la duttilità di  quest’orchestra. I professori -evidentemente, amano molto tali brani-, imparano in fretta e i concerti sono di qualità. Io lo percepisco, e penso anche quanti ci ascoltano. Scaldano il pubblico le interpretazioni della Filarmonica  Toscanini che, per quanto concerne i pezzi di musicisti come Gershwin o Bernstein –l’ho riscontrato gli anni scorsi- sono di qualità».

 

Decisamente interessante questa esecuzione ravvicinata dello  Schiaccianoci in  due versioni: ‘classica’ e nella rivisitazione fatta da Ellington...

«Anche a me piace molto. Trovo che Čajkovskji, nell’individuare i brani dal balletto, abbia scelto in modo da far risaltare gli effetti  timbrici, vale a dire  i colori.  Per questo, a mio avviso,  Ellington se n’è innamorato. Lui è un raffinato compositore, amante del passato,  tanto  è vero che anche in altre occasioni aveva rivisitato pezzi sinfonici. C’è freschezza e garbo nello Schiaccianoci di Ellington: e dopo averlo studiato ed eseguito, si guarda con occhio diverso anche l’originale di Čajkovskji. Tra l’altro ho una formazione classica e tengo quindi frequentare musiche come questi e i pezzi sinfonici dell’ottocento. Quando mi accingo a studiarli, rifletto in particolare sul  ritmo e la pulsazione che a mio avviso costituiscono il cuore di tutta la musica».

 

E il suo rapporto con il melodramma, in particolare di Verdi?

Verdi è fantastico. La sua musica è strepitosa. Di lui ho diretto soltanto il Requiem. Spero, per il futuro,  di eseguire le sue opere!