ItalianoEnglish

Domenico Nordio

Domenico Nordio è come quando suona il suo prezioso Stradivari: sprizza energia e passione

Inoltre –qualità non da poco- è disponibile, loquace, pieno di idee. La sua passione per la musica dalla classica, alla moderna e soprattutto alla contemporanea, è pari alla modestia e alla simpatia. Nel parlare dei due brani racconta della sua carriera, in qualità di ‘compagno di viaggio’ di alcuni tra i migliori  musicisti italiani a cominciare da  Mario Brunello. E’ stata la nostra una grande generazione di strumentisti, forse irripetibile. Adesso per i giovani anche bravi ci sono meno possibilità che ai nostri tempi. Con le poche risorse chi si azzarda a scommettere su un giovane ? Le società di concerti  sono portate a reinvitare, le stagioni sono consolidate. Un aspetto un po’ inquietante  dell’attuale crisi è anche questo.

Un rapporto di vecchia data lo lega alla Toscanini avendo fatto il docente presso i corsi di formazione dell’Accademia “Mythos” ed è stato protagonista di alcuni concerti. Me ricordo uno: alla fiera di Rimini dove dirigevo e nello stesso tempo, siccome era posizionato uno schermo: è stato molto divertente. Tra i concerti tenuti ricordo come se fosse ieri che ho diretto il Triplo Concerto di Beethoven con un cast d’eccezione con Enrico Dindo, Massimo Quarta ed Andrea Lucchesini. Mica male….

Come si trova con la Filarmonica ?

Si sente che è un’orchestra solida, abituata ad affrontare un repertorio vasto soprattutto del novecento. Con duttilità si plasma sia per ottenere il suono pieno del Concerto Gregoriano di Respighi, sia per la Tartiniana di Dallapiccola.

Le piace il Concerto Gregoriano?

Ma certo e mi à capitato di eseguirlo abbastanza di frequente ma soprattutto in Asia dove è stato molto apprezzato. Noi conosciamo Respighi come grande orchestratore, come colui che sa creare stupende immagini con la musica (vedi Pini e Fontane di Roma) ma lui ha scritto molto altro. Questo Concerto, si avvale si una scrittura superba, equilibrata tra le parte. Ma è difficilissimo: in particolare c’è una terribile cadenza (per violino e timpani) che sfida Paganini. La bellezza di questo pezzo è legata ai colori, all’organico particolarmente ricercato: ecco perchè si esegue poco.

Singolare, bellissima, la Tartiniana Seconda di Dallapiccola nella cui orchestra (un complesso da camera a parti reali) mancano i violini. Di grande maestria la sua scrittura: nell’ultimo movimento dal titolo ‘Variazioni’, i temi tartiniani s’intrecciano a canone, tanto da ‘sconcertare’ chi ascolta. E ve lo garantisco, non è assolutamente facile rendere con disinvoltura questo groviglio di frasi e di note che sembrano scritte sbagliate.