Invito al concerto di Francesco Lanzillotta e Mihaela Costea

Per ricordare che dietro alle opere ci sono gli autori che spesso sono uomini dalla personalità robusta ed inflessibile
Come Beethoven e Bartók: maestri veri che con i loro lavori hanno dato voce in un modo intenso, alla problematica non solo estetica, ma spirituale per certi aspetti politica e anche sociale. Beethoven era pienamente conscio della sua grandezza e della sua singolarità. Così una ha scritto al suo grande protettore, il principe Lichnowsky: “Principe, ciò che siete, lo siete per nascita e per sorte; ciò che sono io, lo sono per merito mio. Di principi, ce ne sono stati e ce ne saranno a migliaia; di Beethoven, ce n’è uno solo!”. Robert Schumann, uno dei più appassionati seguaci dell’eredità di Beethoven, ha scritto che per capire l’opera di Beethoven “non occorre provare ad estrarre il nuovo e l’inusuale, ma ripercorrere la creazione dalle sue radici, a partire dalla prima sinfonia”. Sofferta e tribolata è stata la vita di Béla Bartók, fino alla morte avvenuta in esilio negli Stati Uniti. Colpito dalla leucemia, negli ultimi anni, si era chiuso in sé stesso e negli occhi aveva un’espressione d’abbandono e di dolore. Anche se la campagna della sua terra era lontana, il verde dei paesaggi americani gli fu di qualche conforto, e la contemplazione di quella natura lo spinse a meditazioni importanti. Nelle sue lettere usò l’analogia di un albero che veniva consumato da insetti come metafora della distruzione della civiltà europea da parte del nazismo, o anche di se stesso nei confronti della malattia che lo consumava giorno per giorno. “Mentre l’albero era ancora alto e dritto, veniva già divorato da milioni di insetti ronzanti sotto le sue propaggini […] da molti vermi ed insetti coriacei gialli, marroni e neri […] milioni nel corpo di un solo albero svettante. L’albero cade e gli insetti se ne appropriano completamente”.
Composte nel 1928, le due Rapsodie seguono lo schema classico della rapsodia ungherese che si rifà a Liszt, con l’accostamento di due movimenti contrastanti: il Lassù, di andamento lento e malinconico ed il Friss, movimento di danza via via più frenetico.