• Federico Maria Sardelli

Federico Maria Sardelli racconta il concerto

Considerato tra i maggiori specialisti vivaldiani ma capace di muoversi con disinvoltura dalla musica medievale fino a quella di fine Settecento, Federico Maria Sardelli, porta a nuove atmosfere il mondo della musica barocca, rievocando autori come Anton Filtz, violoncellista nell'orchestra di Mannheim e Johann Martin Kraus, coetaneo di Mozart e maestro di cappella alla corte di Gustavo III di Svezia. Federico Maria Sardelli ci conduce in un viaggio sonoro per comprendere meglio su quale terreno sia fiorito lo stile classico viennese espresso poi compiutamente da Haydn e Mozart. Leggi l'intervista.

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Federico Maria Sardelli racconta il concerto
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10/04/2019

Maestro Sardelli, un pensiero sul percorso del concerto: da Vivaldi ad Haydn.
Il programma può, a una prima impressione, risultare bizzarro o eterogeneo, ma è uno sguardo panoramico, diacronico, sul percorso che l’arte musicale compie durante quel magnifico secolo che fu il Settecento. Le basi le getta senza dubbio Vivaldi, che dà una forma definitiva e perfetta al concerto solistico e che diffonde in Europa un linguaggio formalmente chiaro e attraente.
Händel vi collabora soprattutto per l’opera e per la musica sacra, ma anch’egli offre, nei suoi pochi cimenti strumentali, un paradigma che rappresenta la massima evoluzione possibile del linguaggio corelliano/scarlattiano.
A metà secolo vi è un fermento stilistico incredibile: finita la spinta propulsiva barocca, i musicisti tentano nuove vie. Filtz e Kraus percorrono la strada Empfindsamer, fatta di invenzioni tumultuose piene di sbalzi umorali, mentre Haydn imboccherà senza esitazioni quel classicismo che risulterà essere la strada maestra del secondo Settecento. Insomma, uno sguardo d’insieme che riassume le principali spinte stilistiche del secolo.

Oltre che direttore d’orchestra, lei è musicologo responsabile del catalogo vivaldiano (sa decidere se gli inediti di Vivaldi, che continuano a essere scoperti, sono autentici)… ci descrive il bellissimo Concerto in sol minore per S. A. R. di Sassonia?
Vivaldi è, come dicevo, l’architrave della musica del primo Settecento. Tutt’oggi si stenta a conoscere e riconoscere la vastità dei suoi primati: fu il primo a scrivere concerti ‘da camera’ senza orchestra, il primo a scrivere concerti per flauto traversiere, il primo a scrivere musica solistica per chalumeau e clarinetto, il primo a comporre per molti e diversissimi strumenti solisti, il primo a calare nell’opera la forma-ritornello da lui formalizzata per il concerto solistico, etc.
La riflessione su Vivaldi sarebbe lunghissima e meriterebbe molto spazio. Il Concerto RV 576 destinato alla corte di Sassonia è specchio di questo febbrile sperimentalismo: più solisti vi gareggiano, spunta un controfagotto mai usato da nessun compositore italiano, vi sono i legni precocemente impiegati in funzione di Harmoniemusik come lo saranno nel classicismo.

Si possono azzardare delle somiglianze fra Vivaldi e Händel?
Mi spiace dare una risposta deludente, ma non vi sono somiglianze fra Vivaldi e Händel, se non superficialissime. I due non si conobbero mai di persona – almeno secondo le nostre attuali conoscenze – e nessuno dei due prese deliberatamente spunto dalla musica dell’altro: erano due personalità troppo grandi e superbe di sé stesse per farlo.
Vi è solo un piccolo incontro indiretto, fra i due: Vivaldi si trovò, alla fine della sua carriera, nel 1738, a confezionare un’opera-pasticcio che inglobava anche un’aria di Händel. L’opera era la Rosmira fedele, RV 731, e l’aria händeliana trascritta da Vivaldi era Già risonar d’intorno dall’Ezio, HWV 29.
Ebbene, è rivelatore osservare come Vivaldi cancellasse, con larghi tratti di penna, interi passi dei violini assai poco idiomatici: era pur vero che il Sàssone non ebbe mai mano felice nella scrittura violinistica.

Kraus e Filtz chi sono? O meglio: perché li ha scelti?
Anton Filtz (o Fils) merita d’essere ascoltato e conosciuto: compositore talentuosissimo e fantasioso che solo la sua precocissima morte ha strappato a una fama più duratura: morì a soli 27 anni perché, si dice, avesse la bizzarra abitudine di mangiare ragni (che a lui ricordavano il sapore delle fragole). Sia vero o no questo aneddoto, sta di fatto che Filtz ci ha lasciato sinfonie bellissime e ancora da scoprire, scritte in quello stile Sturm und Drang che colorirono gli anni di mezzo del Settecento.
Joseph Martin Kraus è un altro esempio di genio musicale rimasto nelle pieghe della storia: tedesco, perfettamente contemporaneo a Mozart (morirà un anno dopo), fu un compositore d’incredibile talento, ma la sua fama restò confinata alla Scandinavia, dove trovò fortuna.

Scopriamo delle curiose concomitanze mozartiane per Kraus la cui Olympia Ouverture ricorda quella del Don Giovanni.
L’intera vicenda umana di Kraus è piena di concomitanze e simiglianze con quella mozartiana: l’Olympie somiglia – senza saperlo – al Don Giovanni, ma anche la fine di Kraus ha del beffardo come quella di Mozart: entrambi scrissero una musica funebre col presentimento (poi avverato) che fosse per loro stessi.
Mozart con il ben noto Requiem, Kraus con la musica funebre per l’assassinio di Gustavo III di Svezia, il suo caro sovrano che fu ucciso in quel famoso ballo in maschera di cui parlerà Verdi più avanti, proprio davanti ai suoi occhi: uno choc da cui Kraus, già sofferente di tubercolosi, non si riprenderà più.
Come concepisce l’interpretazione della musica antica? Con quale atteggiamento si pone?
Ci sarebbe da scrivere un intero trattato sull’argomento, e qui non si può che essere sintetici. Dirò solo che l’atteggiamento dev’essere uno solo: fedeltà al testo, ricerca e studio delle fonti, collazione e confronto dei testimonî, approfondimento delle prassi esecutive del passato.
Tutti questi elementi si potrebbero chiamare «occhiali della filologia» ossia degli occhiali che si indossano e che ci fanno vedere meglio non soltanto la musica cosiddetta ‘antica’ bensì ogni prodotto storico-artistico. E servono per leggere Stravinskij come Frescobaldi, Händel come Britten.

venerdì 12 e sabato 13 aprile – Parma, Auditorium Paganini

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