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Michail Jurowski

Una personalità insigne, decisamente granitica del mondo musicale, appassionato del repertorio russo quale si può considerare Michail Jurowski è protagonista, alla guida della Filarmonica Arturo Toscanini, del concerto di sabato 18 dicembre all’Auditorium Paganini nell’ambito di Nuove Atmosfere. Già direttore assistente di Gennady Rozhdestvensky alla Grande Orchestra Sinfonica della Radio di Stato di Mosca, da anni Jurowski -padre dei due direttori d’orchestra Dimitri e Vladimir - nel 1990 si è trasferito in Germania, divenendo in pochi anni uno dei più apprezzati direttori nei teatri di Berlino, Amburgo e Lipsia.

Jurowski nel concerto esegue uno dei brani più amati del repertorio: la celeberrima Sinfonia n.6 in si minore op.74 “Patetica” e in apertura di serata: l’Ouverture da Béatrice et Bénédict di Hector Berlioz e di Claude Debussy Prelude a l’après - midi d’un faune e due dei tre Nocturnes: Nuages e Fetes. Il concerto, nelle due parti, racchiude altrettanti mondi quello musicale francese e l’arte russa simboleggiata da un brano tra i più celebri della storia qual è la Patetica estremo capolavoro di Čajkovskij, la cui bellezza è pari al segreto in essa racchiuso legato al presagio della sua fine imminente
“La Patetica è piena di significato: è simbolo dell’arte russa ma nello stesso tempo racchiude anche una valenza internazionale, universale”. Spiega con precisione il direttore Michail Jurowski, concentratissimo. Gesticola leggermente, mentre parla, le sue mani impressionano da quanto sono grandi e robuste. Guarda fisso negli occhi e ti chiede di condividere la sua concentrazione. Inoltre la sua gentilezza è profonda, d’altri tempi. Questa sinfonia è un capolavoro anche perché contiene elementi romantici ma anche momenti più moderni decisamente novecenteschi, in un certo senso segna questo passaggio epocale. Il presagio di morte dunque, espresso da Čajkovskij è collegato anche alla fine di un mondo e di un’epoca. E la Sinfonia si presenta come un eccezionale capolavoro. Per eseguirlo in modo da far risaltare le sua peculiarità, chiedo all’orchestra innanzitutto perfezione tecnica, ma anche saper differenziare il suono e realizzare delle sfumature. Questa musica è basata sulla diversità dei caratteri e suoi contrasti: bisogna cercare di rimarcare il più possibile le differenze.
Il concerto si apre con l’Ouverture da Béatrice et Bénédict e prosegue con Debussy Prelude a l’après- midi d’un faune e due dei tre Nocturnes: Nuages e Fetes.

Sono musiche che richiedono al direttore la capacità di saper dare i colori. Per quanto riguarda Berlioz, mi ha sempre colpito il suo amore profondo e viscerale per Shakespeare che anche questo brano dimostra. Inserire nel contesto della serata anche Debussy è assolutamente pertinente in quanto, forse non tutti lo sanno, egli conosceva Nadezda von Meck amica e mecenate di Čajkovskij. Un rapporto nato tramite Rimsky – Korsakov, finissimo orchestratore che noi sappiamo influire in maniera determinante proprio sul corso stilistico e ‘strutturale’ della musica francese. Nell’eseguire questo programma, cerco di tenere in considerazione questo legame profondo, una sorta di eredità ideale che si trasmette. Con l’orchestra che ho davanti, cerco di condividere le mie motivazioni e di tradurre idee, pensieri riflessioni nel gesto musicale. Qualora non si fosse tutti d’accordo, parlo con i singoli musicisti, ci scambiamo delle opinioni. Sono contento a questo proposito, di guidare questa orchestra, la Filarmonica Arturo Toscanini, che ha grandi possibilità.

Un gradito ritorno dopo essere stato presidente della giuria della IX edizione del Concorso internazionale per direzione d’orchestra “Arturo Toscanini

E’ stata un’esperienza importante che mi ha molto impegnato. Non nascondo la difficoltà di giudicare 12 concorrenti in pochi giorni, attraverso una selezione la più scrupolosa possibile, per poi sceglierne quattro. Erano giovani molto preparati e mi premeva che tutti avessero la consapevolezza che ottenere una vittoria costituisce una bella soddisfazione ma diventa anche fonte di ulteriori responsabilità. Nel ruolo di presidente della giuria, mi ci sono calato con lòa massima serietà e consapevolezza, anche dopo il verdetto finale, nel senso che ho continuato, con chi voleva, una sorta di dialogo per e-mail: ho così mantenuto un filo diretto attraverso il quale ho chiarito dubbi e dato dei consigli. L’utilità di certi concorsi è riguarda anche questo aspetto.

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Michail Jurowski è il ‘rappresentate’ di una sorta di dynasty che conta altri due splendidi direttori d’orchestra che sono i suoi figli Vladimir e Dimitri. Entrambi in un recente passato hanno diretto la Filarmonica in diversi concerti di successo a Parma e ai Piacenza. Cosa ha trasmesso loro?
Ho tre figli - due figli ed una figlia ( anche lei musicista)- e già sei nipoti, due ciascuno! Come già era toccato a me con i genitori (il mio padre Vladimir era compositore) anche loro sono stati educati con una modalità contrassegnata da un'atmosfera improntata alla musica in cui tuttavia anche il fatto culturale era basilare. Per diverso tempo, sia Vladimir che Dimitri mi hanno aiutato facendomi da assistenti, poi hanno intrapreso la loro strada perfezionandosi anche con nomi importanti. Adesso sono sempre molto impegnati: si figuri che l’altra sera: uno (Vladimir) dirigeva a Ferrara e l’altro Dimitri a Mosca. Io non li vedo praticamente più, ci sentiamo soltanto al telefono: non sto a dirle il costo esorbitante delle bollette….. Ci incontriamo tutti –tra figli e nipoti- alcune volte l’anno nella mia casa grande di Berlino, per trascorrere dei momenti di relax. Tutti noi aspettiamo con ansia quei giorni durante i quali abbiamo tante cose da raccontare.

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