Due battute con… Roberto Cima

Violino e violoncello, un duo singolare o per meglio dire, speciale perché raro, ma con un repertorio di sostanza. Un esempio eloquente, della bella musica dedicata a questo insieme, ce lo propone Viktoria Borissova, la spalla dei II violini della Filarmonica Toscanini, che insieme al violoncellista Roberto Cima, è impegnata nel Concerto Aperitivo di domenica 20 novembre al Ridotto del Teatro Regio di Parma dal titolo “Visioni della modernità”.

«Certo, il repertorio non è sconfinato ma i due brani che interpretiamo sono autentici capolavori –

commenta il violoncellista Cima che suona nell’Orchestra del Teatro Comunale di Bologna oltre ad essere compositore e diplomato anche in musica elettronica-.

La Sonata di Ravel e il Duo di Kodály, nella loro diversità, sono proprio le più significative per questa formazione.

La prima del 1922, dedicata a Debussy, costituisce un chiaro rimando allo stile e alle intenzioni poetiche proprie di quel musicista. La scrittura appare estremamente sperimentale, distinguendosi, nell’ambito degli altri lavori di Ravel. L’impianto è tonale, ma arriva all’estremo, chiamando in causa situazioni limite; nel contempo la costruzione tematica è complessa, difficile, la ricerca timbrica ardita. Non esagero a dire che sembra un pezzo per quartetto, o quasi per orchestra, se si considera il ricco materiale esaltato da un’immaginazione timbrica impressionante».
Spiega con dovizia di particolari, rivelando una profonda capacità analitica, e un’attenzione, da compositore appassionato, volta a dare peso ai più piccoli particolari. In questo senso, dopo aver illustrato la Sonata di Ravel nel dettaglio, si sofferma sul Duo composto da Kodály nel 1914: tanto l’una ‘rarefatta’, tanto l’altro è concreto, magmatico.

Si conoscono da 15 anni Cima e la Borissova, sono una coppia anche nella vita. Suonano in trio con il pianista Paolo Marzocchi, ma solo da poco tempo si sono dedicati al duo.
«Ho l’impressione che Kodály – commenta Cima – “affondi le mani nella terra”, tanto si coglie la presenza di questi temi tratti dal folclore contadino magiaro: una derivazione sentita per un impatto forte ed intenso. Ad una scrittura quasi ermetica – quella di Ravel, si contrappone un brano più rapsodico, una musica pura in cui spesso si colgono plastici affondi del violoncello o quei ritmi popolari caratterizzati dalle note corte accentate sul battere. Anche questa tuttavia è una musica complessa: in questo senso devo dire che Viktoria, essendosi formata musicalmente nei paesi dell’est, coglie a meraviglia lo spirito, il carattere di questo brano che nel concerto di domenica eseguiremo dopo la Sonata di Ravel in cui magicamente i nostri strumenti sembrano scambiarsi: con il violoncello che suona nei registri iperacuti, ed il violino in quelli più gravi»