Due battute con … Pietro Corna

Intervista a Pietro Corna, primo oboe della Filarmonica Arturo Toscanini, sul Concerto Aperitivo tutto dedicato ad Antonio Vivaldi.

I protagonisti di questo concerto sono 4 strumenti: flauto, oboe, fagotto e violino. In cosa si somigliano e in cosa si differenziano i brani? Qual’è il filo conduttore del programma?

Se dovessi fare una mia personale graduatoria sulle possibilità interpretative dei 4 strumenti che andrete a sentire, farei una graduatoria di questo tipo: violino – flauto – oboe – fagotto. Nel 1700 le possibilità strumentali del violino e del flauto erano superiori a quelle dell’oboe e del fagotto. Nonostante questo, Vivaldi nei suoi 529 concerti, compose concerti per oboe e fagotto molto virtuosistici quasi al pari di quelli per violino e flauto.
Quindi possiamo dire: 4 strumenti solistici diversi 4 timbri completamente diversi e saremo noi esecutori ad esaltare e far capire le qualità timbriche ed interpretative di ognuno di loro. Ogni ascoltatore ha i suoi gusti e predilezioni e la mia classifica che prima vi ho fatto non è relativa all’importanza di ogni strumento, ma all’uso che se ne faceva nel 1700.
Ogni strumento ha una sua personalità importantissima, sta ai compositori e agli esecutori portarli alla conoscenza del pubblico.
Spesso dopo i miei concerti alcune persone del pubblico mi chiedono qual è il compositore che preferisco. Io rispondo che non esiste un compositore in assoluto, sono molti i compositori che preferisco come sono molti gli strumenti e i colori della natura.

Filo conduttore…. sicuramente… Vivaldi e il concerto solistico!!
Il concerto solistico italiano vede Giuseppe Torelli e Arcangelo Corelli come iniziatori, ma fu Antonio Vivaldi che ha mostrato cosa si potrebbe fare con esso e ad elaborare la forma che venne utilizzata come modello fino alla nascita del concerto classico. L’abilità di Vivaldi come violinista e orchestratore si ritrova nei ruoli impegnativi che egli dà sia agli strumenti solisti sia all’ensemble, nei virtuosismi e nelle combinazioni strumentali che poteva sperimentare anche grazie alla possibilità di avere a disposizione le artiste di talento del Pio Ospedale della Pietà.

 

Ci sono aneddoti/ curiosità che ci puoi raccontare sui brani?

A proposito del brano ” Concerto per la solennità di Sant’Antonio di Padua” c’è un aneddoto curioso che vale la pena ricordare: si narra che Vivaldi fosse privo di ispirazione per la composizione del concerto che gli era stato commissionato in occasione della festa del santo di Padova. Al compositore compare in sogno il Santo che gli chiese il motivo della sua preoccupazione, il santo lo rassicurò dicendogli: “non devi far altro che scrivere la tua musica, facendo in modo che essa diventi espressione della mia eloquenza: quindi ascolta il tuo sentire, perché detto attraverso la mia lingua, palerà a molto cuori” – Vivaldi si risvegliò rasserenato, si mise a comporre il concerto.
Un’altro gustoso aneddoto riferito dal conte Grégoire Orloff narra: “Una volta che Vivaldi diceva la Messa, gli viene in mente un tema di fuga. Lascia allora l’altare sul quale officiava, e corre in sacrestia per scrivere il suo tema; poi torna a finire la Messa. Viene denunciato all’Inquisizione, che però fortunatamente lo giudica come un musicista, cioè come un pazzo, e si limita a proibirgli di dire mai più Messa”; in realtà Vivaldi in merito alla dispensa del celebrare messa e al suo male diceva: “Io vivo quasi sempre in casa, e non esco che in gondola o in carrozza, perché non posso camminare per male di petto ossia strettezza di petto”.

 

Gian Francesco Malipiero disse “Non si può analizzare Vivaldi, non si deve rompere l’incanto abbandonandosi a un’inopportuna e sterile retorica. Va ascoltato con gli occhi chiusi e la mente aperta” – Sei d’accordo con questa frase? qual’è il tuo “consiglio” per un giusto approccio alla musica del “Prete Rosso”

Dobbiamo a Malipiero la scoperta di Vivaldi (sconosciuto fino agli anni ’40 del 1900) in Italia e nel mondo attraverso il catalogo del 1947 in cui Malipiero raggruppò tutta la musica del compositore veneziano.

Una curiosità per il pubblico parmigiano: Malipiero fu insegnante al Conservatorio di Parma dal 1921 al 1924!

Per quanto riguarda quello che ha detto Malipiero sulla musica di Vivaldi, sono d’accordo parzialmente. Infatti se analizzassimo le partiture di Vivaldi scopriremmo che Vivaldi ha usato un’armonia semplice, un accompagnamento strumentale semplice e una melodia ricca di virtuosismi strumentali e tutto questo non merita troppe analisi. Personalmente consiglio ad un pubblico che ascolta Vivaldi o qualsiasi altra musica, di tenere gli occhi ben aperti sugli esecutori, specialmente nei brani veloci che evidenziano le difficoltà e le abilità tecniche dell’esecutore: guardare l’esecutore focalizzando la vista sul viso e sulle mani. È comunque scontato, come in un film, che al movimento assocerete un ascolto approfondito.Consiglio di chiudere gli occhi ogni tanto, specialmente nei tempi lenti, per immaginare delle vostre visioni personali che la musica ispira.
A parere mio guardare un’esecuzione non significa distrazione, ma ulteriore approfondimento d’ascolto.

A cosa serve la musica?

La musica è per me un’arte assoluta dove come interprete posso sostituire i suoni alle parole, alla recitazione. La musica è il teatro dei suoni. Possiamo rendercene conto ascoltando la musica del grande Mozart. Ogni epoca ha il suo teatro dato dalla vita quotidiana e dai tempi. Io, personalmente, quando eseguo qualsiasi autore cerco di immergermi nella sua epoca (società, politica e cultura del suo tempo) e dare contemporaneamente una mia interpretazione personale basata sui miei sentimenti, sulle mie emozioni, sulla mia vita di uomo contemporaneo.
La musica è nella vita di tutti noi e la vita è nella musica, o per meglio dire: la musica è una parte importantissima della vita di una persona, ma diventa tale solo se la persona vive.

Editoriale/
05/01/2016