Due battute con … Gianni Covezzi

 

“L’ Aperitivo di domenica 17 aprile è semplicemente speciale, essendo  frutto di una progettualità ben definita che accompagna la scelta degli autori e delle musiche.”  Parola di Gianni Covezzi, concertino dei primi violini della Filarmonica che, per l’occasione s’inventa programmi mahleriani per piccola orchestra. Lo fa andando a pescare trascrizioni già esistenti oppure adoperandosi per realizzarle appositamente. Come è successo per questo concerto per il quale il direttore Francesco Lanzillotta ha accettato di buon grado di adattare i Ruckert Lieder di Mahler e la Pavane  di Ravel, e nel contempo di ritoccare la trascrizione già fatta da Schoenberg del Prélude à l’après midi d’un faune.

 Come è nato questo progetto?

«Lo spirito è quello della viennese “Società per le esecuzioni musicali private”, creata da Schoenberg nei primi anni del novecento in cui si eseguivano, con intento divulgativo, musiche per un  gruppi strumentali differenti da quello originari soprattutto sul piano numerico. Provo un piacere immenso a pensare che ho la possibilità di eseguire i cicli liederistici mahleriani. Sono cinque anni che propongo questa tipologia di musiche e i colleghi sono entusiasti: lo dimostra il fatto che l’Ensemble è pressoché il medesimo. Per altro, a fronte di una bellezza senza pari, la musica non è facile, dovendo suonare anche a parti reali: quindi si è molto scoperti….. Tuttavia la possibilità di affrontare partiture come queste, trova un’immediata concretezza anche per la presenza di una musicista come Anna Maria Chiuri, la cui vocalità è perfetta per questo repertorio.  Quando l’ho chiamata per chiederle di cantare i Ruckert così ha risposto “Lo faccio per amore di Mahler e per voi”. »

Sembra quasi che il suo entusiasmo sia contagioso

«Senza dubbio. A nostra volta siamo felici perché in questa occasione con i Ruckert per lei è un debutto».

Ma il programma non è solo viennese, infatti chiama in causa Parigi, in un periodo cruciale della storia della musica il passaggio tra ‘800 e ‘900.

«Sono due modi differenti ma complementari: la musica impressionista che richiede continue sfumature e  a volta gioca meravigliosamente sul nulla, sull’irreale che però deve essere sostanza. E dall’altra un Mahler che strappa il cuore, tanto è teso e terso  nelle linee melodiche e con le parole incastonate perfettamente al loro interno con  Lanzillotta  che ne ha fatto una trascrizione splendida… E’ davvero una goduria!»

 

Il lavoro di trascrizione dei brani è stato affidato a Francesco Lanzillotta, direttore principale, della Filarmonica che aggiunge: 

«Quando mi è stato proposto dal Maestro Covezzi di lavorare ai Rückert-Lieder dovevo decidere se ridurre la partitura originale cercando di mantenere il più possibile le sonorità oppure fare una vera e propria versione per piccolo gruppo. Ho optato per la seconda soluzione. In questo modo il suono è quello tipico di un gruppo da camera che accompagna la voce, protagonista indiscussa.
Gli ostacoli da superare nell’esecuzione sono l’aderenza alla struttura armonica, senza tralasciare nulla per mantenere intatta la visione del compositore, l’uso di strumenti che devono necessariamente supplire all’assenza di altri e la ricerca costante di una visione intima e cameristica»