Due battute con…Giambattista Giocoli

Direttore artistico, direttore d’orchestra, clarinettista: puoi descriverci come è nata la tua passione per la musica?

La passione per la musica è nata grazie a mio padre, il quale fin da quando ero molto piccolo mi portava ad ascoltare le bande del mio paese, a Sant’Arcangelo in provincia di Potenza. Nei primi anni 80 le bande di paese avevano un ruolo sociale e culturale fortissimo ma era soprattutto l’unico modo per ascoltare brani di repertorio classico – operistico dal vivo. Mi sono talmente appassionato alla musica bandistica che a 4 anni seguivo le bande facendo finta di suonare con strumenti giocattolo. Dopo pochi anni mi regalarono un clarinetto, così ho potuto anche io farne parte e cominciare la mia carriera musicale.

“All’ Opera” è il titolo dello spettacolo inserito nella rassegna dei Concerti Aperitivo e prevede l’esecuzione, con arrangiamenti originali per orchestra da camera, di sinfonie, preludi e intermezzi tratti dalle opere liriche più famose della tradizione italiana. Da Norma di Bellini, a Forza del Destino di Verdi, passando da Manon Lescaut di Puccini sino alla sinfonia d’apertura del Barbiere di Siviglia di Rossini ed agli intermezzi di Cavalleria Rusticana di Mascagni e di Pagliacci di Leoncavallo. Come è nato questo progetto?

Anche l’ispirazione per il progetto di “all’Opera” la devo a mio padre; quando mi hanno chiesto di ideare un programma di musica da camera sulle opere liriche ho avuto subito il ricordo di una audiocassetta che ascoltavo da bambino ogni volta che salivo in macchina con mio padre. L’audiocassetta conteneva sinfonie e ouverture d’opera, ed è stata la colonna sonora di tanti nostri viaggi insieme!
I brani e i compositori del progetto “all’Opera” quindi non sono casuali ma legati a questo mio personale ricordo.

A tuo avviso, qual’è la caratteristica che non può mancare nei musicisti musica da camera?

La caratteristica fondamentale che non può mancare nei musicisti , in particolar modo nella musica da camera, ma più in generale per fare musica d’insieme è la capacità di ascolto degli altri componenti. La presenza del direttore facilita l’esecuzione, ma nella musica da camera l’ascolto tra i musicisti diventa elemento essenziale per la buona riuscita dell’interpretazione dei brani. Senza l’ascolto non è possibile il dialogo, senza dialogo viene a mancare la Musica.

 Le trascrizioni di arie e brani di opere liriche ai giorni d’oggi si possono considerare una forma vincente di divulgazione per avvicinare il pubblico al Melodramma?

Sì, certamente. Arrangiare e trascrivere brani di musica lirica per Ensemble da camera è a mio avviso è un buon modo per avvicinare il pubblico al melodramma, in quanto l’Ensemble è strumento più agile e diretto rispetto alla complessità di una rappresentazione lirica vista a teatro. Credo che per avvicinare il pubblico all’opera lirica sia necessario trovare formule vincenti di comunicazione moderne e accessibili a tutti.

A cosa serve la musica ?

Il primo pensiero va ai fatti di cronaca che sono accaduti di recente in Francia; nell’ultimo periodo sentiamo tutti maggiormente un clima di violenza, paura e intolleranza. La musica di fronte a questi accadimenti appare una cosa effimera, eppure ritengo che fare musica possa insegnare a vivere in un modo più civile. Mi ricollego all’importanza dell’ascolto di cui ho parlato nella risposta precedente.  Una relazione con il pubblico si crea con l’ascolto e il dialogo, come accade appunto nella musica da camera; pertanto la musica può servire a migliorare il contesto civile perché è in grado di far vivere tutti in una relazione dialogante e armonica, facendo emergere le diversità, ma trovando alla fine un “accordo” .

Editoriale/
04/12/2015