Due battute con … Ettore Contavalli

Intervista a Ettore Contavalli, cornista della Filarmonica Arturo Toscanini,  sul prossimo concerto aperitivo in programma  Settimino per fiati ed archi in mi bemolle maggiore op. 20 di Ludwig van Beethoven insieme a lui sul palco del Ridotto del Teatro Regio: Daniele Titti clarinetto, Davide Fumagalli fagotto, Valentina Violante violino, Behrang Rassekhi viola, Vincenzo Fossanova violoncello, Antonio Bonatti contrabbasso

Per alcuni musicologi il Settimino, è il lavoro più compiuto e perfetto del Beethoven “settecentesco”. Si tratta di un brano che risponde in pieno a tutti i criteri della musica di “intrattenimento”.
Quali sono i punti di forza di questo brano? Voi come avete affrontato l’esecuzione dal un punto di vista dell’interpretazione musicale?

Quando con i colleghi dell’ensemble, ci siamo immersi nello studio del brano,  ci siamo resi conto delle molteplici combinazioni sonore che Beethoven inventa con l’uso di quest’organico (corno, clarinetto, fagotto e archi) fino ad allora certamente insolito.  Non si tratta più del “solito” concerto con uno strumento solista accompagnato dalla contrapposizione dei fiati agli archi, ma utilizza un impasto sonoro inconsueto, si percepisce una maggiore amalgama tra gli strumenti. Naturalmente il rigore formale (cioè l’uso di regole nella costruzione dei vari movimenti) è perfetto e segue i canoni dei famosi predecessori che hanno scritto musica di intrattenimento. La cosa che però ci ha più colpiti, è la facilità di ascolto del brano che, pur durando circa 45 minuti si ascolta volentieri “tutto d’un fiato”.

Ci sono curiosità legate al brano che ci  vuoi raccontare ?

Una curiosità è che il settimino è stato eseguito in pubblico per la prima volta il 2 aprile 1800. E domenica, giorno in cui eseguiremo il concerto, compierà esattamente 216 anni! L’altra curiosità è che Beethoven dedicò il brano a Maria Teresa
imperatrice d’Austria madre di Maria Luigia, diciamo che un legame con Parma anche, se leggermente forzato,  ce l’ha!

A cosa serve la musica?
Senza fare il filosofo direi che la musica è trascendentale nella nostra vita: magari uno si sente stanco o triste e sente un brano che immediatamente, senza una vera spiegazione, lo galvanizza e lo risolleva.  Naturalmente per me è anche un lavoro con difficoltà, sacrifici  ma ,quando tutto ciò corrisponde a una grande passione, si supera con slancio.

 

 

Editoriale/
01/04/2016