Due battute con… Davide Fumagalli

Per i concerti aperitivo l’ensemble Spìphero eseguirà due capolavori della musica da camera “allo specchio”: il quintetto di Mozart  in mi bemolle per pianoforte e fiati k. 452 e il quintetto di Beethoven in mi bemolle maggiore op. 16.

 

“La cosa migliore che abbia mai scritto finora in vita mia.”, così scriveva Wolfgang Amadeus Mozart al padre Leopoldo, a proposito del Quintetto per oboe, clarinetto, corno, fagotto e pianoforte KV 452.

Un’opera della sua piena maturità, per un organico nuovo, utilizzato solo per questa occasione, con tutti gli strumenti che hanno stessa importanza. Tanta bella musica per fiati! – spiega il primo fagotto Davide Fumagalli – e soprattutto nuova, perché prima di questa composizione si scriveva per lo più prendendo in considerazione le coppie di strumenti a fiato. Ma questa volta sono singoli e tutti sono in un certo senso anche solisti. E in più, al pianoforte si chiede un solido virtuosismo. ”Questo capolavoro cameristico mozartiano viene eseguito in occasione del Concerto Aperitivo di domenica 4 dicembre al Teatro Regio di Parma, dal Quintetto Spiphéro -del quale oltre a Fumagalli fanno parte: Gian Piero Fortini (oboe), Daniele Titti (clarinetto), Ettore Contavalli (corno), Jolanda Violante (pianoforte).

A seguire, un quintetto per la medesima formazione e nella stessa tonalità, mi bemolle, composto da Beethoven nei primi della sua attività compositiva e che palesa chiaramente il suo forte legame con il brano del salisburghese

 “Mi meraviglia molto pensare come questa musica fosse eseguita all’epoca in cui fu scritta, dato che gli strumenti non erano certo come quelli di oggi dal punto di vista delle possibilità tecniche: il fagotto ad esempio aveva dalle 5 alle 8 chiavi, oggi ne ha 27, parimenti l’oboe; ancora il corno era al naturale, non avendo la ‘macchina’ e il clarinetto era stato da poco inventato. – spiega Fumagalli –

 

In ogni caso, pur avendo scritto per strumenti ‘limitati’ la musica è davvero sublime scritta in un anno, il 1784, per Mozart davvero felice! E poi che dire di quando il suo Quintetto fu eseguito per la prima volta! Per l’occasione, l’elenco delle musiche era infinito e prevedeva più volte la presenza dell’autore al pianoforte, impegnato a conquistare il pubblico con la sua impareggiabile bravura: poiché all’epoca geni come Mozart venivano apprezzati molto di più come interpreti che come autori.”
Per quanto riguarda le differenze tra il Quintetto di Mozart e di Beethoven “il primo esige chiarezza, il secondo una tensione più accentuata che ti permette di considerare il tutto nella sua struttura complessiva.

Da parte nostra, come interpreti, dobbiamo ben amalgamarci, per ottenere sonorità equilibrate, nel segno di una perfetta intonazione. Così ci dobbiamo rapportare con il pianoforte ad intonazione fissa e insieme trovare i colori giusti per rendere appieno la distesa cantabilità mozartiana e l’energia beethoveniana.”

 

 

Editoriale/
30/11/2016